Acquario
2004 - 30x20 - Acrilico su cartone telato

Con un’estensione di circa 980° quadrati, l’Acquario è tra le più grandi costellazioni dello zodiaco ma poco riconoscibile per via della scarsa presenza di stelle brillanti. Passa in meridiano nella prima metà di ottobre (intorno alle ore 21) ed è attraversata dal Sole tra febbraio e marzo. Le sue origini sono assai remote e in tutte le culture antiche è stata sempre associata all’acqua. Il motivo dimora nel fatto che per quasi tutto il IV e III millennio a.C. il Sole transitava in questa regione di cielo nella stagione piovosa e in essa coincideva con il Solstizio Invernale fino al 2140 a.C. circa. I Babilonesi consideravano l’intera zona astrale come un "Mare" popolato di creature marine quali la Balena, i Pesci, il Capricorno, il Delfino e l’Acquario che era per loro la parte di cielo dominante. Nei geroglifici egizi si rappresentava l’Acquario con lo stesso simbolo dell’acqua e corrispondeva anche al dio del sacro fiume Nilo. Nelle iconografie successive giunte fino a noi quasi invariate è rappresentato come un giovanetto che versa il nettare divino da un vaso, da cui attinge il Pesce Australe. Questa interpretazione si deve principalmente alla mitologia greco-romana che narra del giovane Ganimede, figlio di Calliroe e del Re Tros da cui prese nome la mitica città di Troia. Considerato il più bello dei mortali, di Ganimede si innamorò perdutamente Zeus che, mutatosi in aquila lo rapì con l’intento di portarlo nell'Olimpo e di assegnargli il ruolo di mescitore degli dei, ovvero colui che versa il nettare divino nella coppa delle potenze divine e del sommo dio, con grande gelosia della moglie Era perché tale ruolo era precedentemente svolto da Ebe, figlia dello stesso Zeus, dea della giovinezza e ancella della residenza divina. Secondo un'altra versione a rapirlo sarebbe stata Eos, la dea dell'Aurora, ma Zeus poi glielo rubò. Come riparazione al rapimento, al giovane fu concessa l'immortalità e collocato in cielo come costellazione.
Altre leggende narrano che il giovane coppiere sia Zeus stesso mentre versa l'acqua vitale sulla Terra, dai cui rivoli nascerà il fiume celeste Eridano. Secondo Germanico Cesare si trattava invece di Deucalione, il figlio di Prometeo che con la moglie Pirra ripopolò la Terra dopo il diluvio universale. Igino invece parla di Cecrops, re di Atene, che nel cielo offre acqua in sacrificio agli dei, quando, non conoscendo ancore il vino, questa era considerata l’unica bevanda divina.
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