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Presentazione: 

l genere di pittura di Ive Balsamo si colloca nella Space Art ma con una forte inclinazione al fantastico. Qualche suo quadro potrebbe far pensare alla pittura visionaria di Bosh. Non è un caso questo accostamento in quanto il realismo della pittura di Ive è solo apparente. La sua arte è un intreccio creativo di pittura Metafisica con il Surrealismo dagli esiti estremamente piacevoli e delicati.
La sua pittura esprime un profondo senso di solitudine anche se l'amore e la tenerezza prevalgono sul desolato mondo di solitudine cosmiche. Anassimandro potrebbe essere il suo filosofo ispiratore.

Oltre alla pittura, i suoi interessi sono rivolti alla poesia dove, come nella pittura, trova sfogo la sua grande ispirazione per il Cosmo. Della sua raccolta, dal titolo "Nel segno della Luna", Luna, riportiamo una poesia a commento dell'Opera "Quasar floreale". Pensieri in versi, che pochi riescono così bene ad esprimere: anche con la poesia Ive suscita interesse per l'astronomia. Ive trae ispirazione dalle emozioni forti che ha sempre sentito e che ha poi tradotto in parole, versi, pitture e disegni. Sono molti i temi affrontati dalla poetessa e dalla pittrice. I suoi punti di riferimento sono la sofferenza, la gioia e le contraddizioni dell'umano vivere sulla terra. E' approdata al paesaggio infinito dello spazio attraverso l'elaborazione fantastica dal terrestre all'universale. Ha sentito la necessità di "vivere" lo spazio come esigenza esistenziale, uno spazio surreale e fantastico dove esplodono fiori siderali e fioriscono moduli abitativi, dove lo spirito può evadere dal quotidiano, spesso arido e deludente, per attingere ad una dimensione più alta, libera e assoluta. 

I temi cosmici sono affrontati con stazioni spaziali e macchine abitabili da umani, perché ella crede in un futuro fuori della terra ed anche oltre la morte. Nel cosmo ella crede a qualche forma di vita intelligente (dalla quale forse deriviamo noi terrestri). D'altronde forse tra non molto le prime colonie spaziali si appoggeranno sulla superficie di Marte. Ma il suo è comunque un mondo di favola, con navicelle spaziali e "mondi" in cui abitano accanto agli astronauti tenerissime civette: la pittura surrealista di Ive Balsamo attinge alla realtà dell'inconscio. Sognare ad occhi aperti per meglio capire il mondo e ricercare risposte alle domande fondamentali dell'esistenza. 

"Non sono in fuga verso un'isola felice ma con l'espressione del sogno costruisco luoghi dove liberamente possiamo nuotare e volare". 

I moduli abitativi spaziali sono forme fantastiche; ella le desume dalla fantasia, ma appoggiate ad una forma che nasce da un disegno forte e coerente. Il tema surrealista, lo sviscerare estraneità e quotidianità, il porre domande essenziali, al limite dell'umano, dove la materia si salda al pensiero, le deriva dalla frequentazione del suo primo maestro ed ispiratore Raffaele Pontecorvo. Ha imparato così a tradurre nel colore e nella forma intense emozioni sogni e fantasie. Nel 1978 in una mostra a Dogliani ha interpretato la poesia di Pavese, con il cui mondo spirituale vive in simbiosi permanente. Un Pavese (inedito) che rigetta una visione pessimistica dell'esistenza. Lo spirito dell'autore che ella ha interpretato in grafica e pittura si è infilato nelle fibre della sua carne langarola. Non triste e neppure pessimista, vede con lucida rassegnazione il dolore degli altri e vorrebbe fare qualcosa per attenuarlo. Il tema della fatica del vivere le viene certo da Pavese e tutta la poesia, ma anche la pittura, di Ive nasce dal dolore. La pittrice ha anche tratto da Breton l'ispirazione per proseguire il cammino oltre la pittura e il disegno; infatti la poesia dice e completa il disegno e il colore. Le forme espressive non sono scisse in Ive Balsamo: esse sono tutte insieme al servizio della espressione del sé profondo. Ella li adopera tutti e tre. Vengono evidenziate tutte le contraddizioni della vita filtrate dalla sensibilità dell'autrice, dalla sensibilità langarola e dalla sua sperduta frequentazione di campi e colline. Il dolore percorre tutta la vita umana. Si nasce piangendo e si muore con il rimpianto di non essere vissuti abbastanza. Nascere per moritr quando invece non vorremmo morire mai e ci sogniamo immortali. 

"Scrivo solo quando sono angosciata dalle domande senza risposta. La scrittura mi esce di getto per un impulso improvviso. Solo quando l'emozione sale allora la scrittura può esprimere quello che provo

Secondo Ive occorre raffinare la propria sensibilità per cogliere il sugo del tema che sale confuso dal cuore. 

"Tutti noi andiamo verso la morte. Dopo questa passeggiata sulla terra noi andremo verso l'infinito. Gli uomini cercano queste cose ma non lo comunicano, si nascondono i grandi interrogativi. L'inferno lo troviamo qui sulla terra, spero che dopo troveremo una forma di pace e di paradiso. Nelle mie pitture tolgo i limiti che qui abbiamo. Limiti di tempo, di spazio e morali". 

I poeti assieme ai filosofi sono gli unici ai quali è rimasto il desiderio di porre domande senza risposta ma che, per il fatto stesso di porle, attingono a qualcosa di superiore che l'esistenza quotidiana ci fa troppe spesso dimenticare. In un universo prevalentemente femminile di centimetri e dolci tenerezze Ive ricorda l'enorme forza delle donne che gli uomini non hanno capito mai abbastanza. Le cellule abitative, che ricordano i mondi visitati dalla principessa Leila, sono cellule di vita femminile. Le donne sono state segregate non sentite. Ive si fa interprete per urlare al mondo la gioia di vivere unita al tormento per il finito che passa troppo in fretta. Il panteismo cosmico di Ive Balsamo l'avvicina ai poeti mistici anche se il religioso di Ive è un religioso fatto di semplice stupore senza dogmi. Ive, attraverso la sua poesia e la sua pittura, ci richiama al dovere di alleviare le sofferenze e non passare con gli occhi chiusi nel paradiso della terra troppe volte trasformato in un inferno dalla stupidità degli uomini. Al suo apparire, nei lontani anni settanta, ma ancora oggi, la pittura di Ive Balsamo può essere sembrata incomprensibile ai più. Ad essi si può rispondere semplicemente citando Croce: "Chi è perfettamente inteso nel suo tempo muore col suo tempo".

Giuseppe Brunod 

 

 

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