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Atti del congresso
L'UNIVERSO TRA CONOSCENZA ED IMMAGINAZIONE

“La rappresentazione del cosmo nel corso della storia
e nelle diverse espressioni artistiche: 
un nuovo campo della didattica, divulgazione 
ed informazione scientifica”.

8 giugno 2003, Castello di Piombino (LI)

Promotori ed organizzatori: 
Gruppo Astroarte
Servizio per la Cultura e l’Informazione Scientifica 
Unione Astrofili Italiani 


L’astronomia nelle arti visive
a cura di Claudio Del Duca 

Sin dalle più lontane origini dell'umanità, le bellezze del cielo hanno influenzato le filosofie di tutte le culture del mondo e, altrettanto antica è la necessità di rappresentarne le meraviglie, sia sotto l'aspetto istintivo e primordiale della raffigurazione diretta dei corpi celesti, sia nell'ambito della simbologia e della mitologia astrale. Con il passare dei secoli, l'interpretazione scientifica, intesa come ricerca teorica, e quella artistica si sono evolute parallelamente e, in questo contesto, le arti visive ci forniscono oggi la possibilità di ripercorrere l’evoluzione delle conoscenze sull’astronomia attraverso i secoli. 

Per natura, associamo ogni visione informe a soggetti noti perché sentiamo la necessità di interpretare qualsiasi cosa in base alle nostre conoscenze. Prendiamo ad esempio la Nebulosa dell’Aquila (a sinistra, Hubble Space Telescope) che deve il nome alla sua forma come molti altri oggetti celesti. Ciò che vediamo nella sua regione centrale è una caratteristica formazione scura nota agli appassionati perché ricorda le dita di una mano o le zampe d'elefante per gli anglosassoni. 

Concentrando l'attenzione verso la prima escrescenza nebulare, con l'opera "Metamorfosi" ho interpretato la sua estremità associandola a un animale della famiglia dei canidi. Il titolo dell'opera esprime appunto la metamorfosi mentale scaturita dal condizionamento delle mie conoscenze visive. 
L'associazione ad animali è da sempre ricorrente nelle interpretazioni degli oggetti celesti. Non a caso gran parte delle costellazioni portano ora nomi di animali e le iconografie che ci sono pervenute dal passato ci mostrano com'erano rappresentate dai nostri avi. Prendendo ad esempio la costellazione del Leone per la sua suggestiva conformazione, possiamo verificare come è stata riprodotta nel corso dei secoli a partire dagli antichi babilonesi. 

Zodiaco circolare  
del tempio di Hathor

Grazie invece al famoso Zodiaco circolare del tempio di Hathor a Dendera, abbiamo testimonianza di com'erano rappresentate le 12 costellazioni zodiacali dagli antichi egizi intorno al 50 a.C. Lo Zodiaco egiziano rappresenta infatti la mappa più completa di tutto il cielo antico. Una possibile datazione fa risalire l'inizio dei lavori dell'opera al 54 a.C. ed il suo termine al 21 a.C. Curiosa è la rappresentazione della costellazione del Leone che incorpora anche quella dell'Idra formando una sorta di slitta. Ricalca un po' le iconografie bebilonesi in cui l'Idra, se pur rappresentata con un animale distinto, veniva posta sotto al leone nella stessa posizione.

Atlante Farnese

Riguardo alle costellazioni zodiacali, il globo sostenuto dall'Atlante Farnese è il documento che ci fornisce un'importante testimonianza di com'erano rappresentate nel mondo greco arcaico. La scultura risale al secondo secolo d.C. ma si suppone che questo sia una copia di un originale greco del terzo secolo a.C. Nel globo Farnense gli emisferi sono separati dall'equatore, che consiste in una sottile fascia a rilievo traversata obliquamente dall'eclittica. Anche i tropici del Cancro e del Capricorno e i coluri degli equinozi e dei solstizi formano un'esatta rete a rilievo. La ripartizione e l'iconografia delle costellazioni sono già simili a quelle dei documenti posteriori, ma non mancano delle eccezioni importanti: al di sopra del Cancro, sotto l'Orsa Maggiore, è rappresentato un piccolo trono che non corrisponde ad alcuna costellazione nota. Si tratta probabilmente di una cometa che era visibile in Italia al tempo di Augusto e che veniva chiamata "Trono di Cesare". 

Parlando di rappresentazioni di comete, non si può fare a meno di citare la cometa di Halley riprodotta da Giotto nel 1303 dopo averla osservata durante il suo passaggio due anni prima. Giotto prese spunto da questa cometa per rappresentare la stella di Betlemme in un particolare, noto con il nome l'Adorazione dei Magi, dipinto nel complesso di affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova. Oggi si sa per certo che la Cometa di Halley passò nel 12 a.C. ed è generalmente accettato che la Stella di Betlemme non fosse altro che un eccezionale allineamento fra Giove e Saturno. Giotto non poteva saperlo perché tale allineamento è stato calcolato per la prima volta da Keplero nel 1604. A prescindere da ciò, Giotto fu comunque il primo a darci una rappresentazione realistica di un simile fenomeno astronomico in un'opera artistica se pur interpretata in un contesto non corretto.

Giotto  
L'Adorazione dei Magi

Albrecht Dürer
Melencolia I
 

Anche nell'opera Melencolia I di Albrecht Dürer compare una cometa ma qui, come nella simbologia dell'epoca, diventa un inquietante simbolo notturno capace di suscitare la malinconia. In questa xilografia la simbologgia cade sulla sfera intellettuale dominata dal pianeta astrologico Saturno ove anche nel Medio Evo esisteva una connessione fra il mondo razionale delle scienze e quello immaginativo dell'arte.

Nel 1711 il pittore bolognese Donato Creti ha dipinto una serie di otto quadri intitolata "Osservazioni Astronomiche" e realizzata su commissione del Conte Luigi Marsigli. Queste opere, attualmente conservate presso la Pinacoteca Vaticana, furono donate al Papa al fine di convincerlo a concedere maggiori finanziamenti alla Specola Vaticana. Nella prima a sinistra compare ancora una cometa, ma, se pur conservando memoria del significato nefasto attribuito a questi oggetti nei secoli scorsi, come dimostra il gesto della figura femminile ritratta, nel contesto complessivo della serie ne perde il senso perché in queste l'autore ha raffigurato gli oggetti del Sistema Solare così come erano visibili negli strumenti dell'epoca, quindi, privi del loro simbolismo astrologico. 

Donato Creti
Osservazioni Astronomiche

 

Etienne Leopold Trouvelot  
Saturno  

Tra lo studio dell'astronomia e la rappresentazione artistica non ci si può dimenticare di Etienne Leopold Trouvelot che divenne celebre per la qualità delle sue rappresentazioni delle aurore boreali. Nel 1872 venne invitato ad unirsi al gruppo dell'Harvard College Observatory per osservare e rappresentare la volta celeste il più fedelmente possibile grazie al telescopio di Harvard. Nel 1875 riprodusse Marte, Giove e Saturno e lo stesso anno lo US Naval Observatory di Washington gli propone di utilizzare il più grande telescopio allora esistente, con l'aiuto del quale migliora le sue illustrazioni di Saturno (fig. a lato) e realizza un'immagine della nebulosa di Orione. Negli anni successivi realizza più di settemila pastelli, da una quindicina dei quali supervisiona l'esecuzione di quindici cromolitografie pubblicate nel 1881 e accompagnate da un manuale descrittivo redatto dall'artista stesso. Affascinato dal Sole, nel 1878 si reca nello Wyoming, dove un'eclissi gli permette di rappresentare il fenomeno nel dettaglio e di analizzare la cromosfera solare con l'aiuto di uno spettroscopio. Nel 1882 ritorna in Francia dove viene invitato a esaminare e ridisegnare i rilievi solari dall'osservatorio di Meudon.

Nello stesso periodo un altro noto artista si distinse anche per numerose opere ispirate al cielo stellato. Dal 1883 al 1889 Vincent Van Ghog si dedicò, in diverse occasioni, alla rappresentazione del cielo e "Notte stellata" è senza dubbio l'opera più rappresentativa delle diverse e affascinanti atmosfere notturne da lui dipinte e dalla fitta corrispondenza tenuta con il fratello Theo si comprende quanto fosse stato affascinato dalla volta celeste: 
"... Guardare le stelle mi fa sempre sognare, così come lo fanno i puntini neri che rappresentano le città e villaggi su una cartina. Perché, mi chiedo, i puntini luminosi del cielo non possono essere accessibili come quelli sulla cartina della Francia? Come prendiamo il treno per andare a Tarascona, così prendiamo la morte per raggiungere le stelle. ..." 
Altre lettere e altre opere testimoniano questa sua irresistibile ispirazione, come ...

Vincent Van Ghog
Notte stellata

Esterno di caffè di notte

"... Finora non mi hai detto se hai letto Bel Ami di Guy de Maupassant oppure no e cosa ne pensi del suo talento. Te lo dico perché l'inizio di Bel Ami contiene una descrizione di una notte illuminata di stelle a Parigi con i caffè vivacemente illuminati sul boulevard ed è pressappoco lo stesso soggetto che ho appena dipinto. ..."

Notte stellata sul Rodano

"... Sto lavorando su sette tele da 30 ... e per ultimo a uno studio del Rodano, della città illuminata dai lampioni a gas riflessi nel fiume blu. In alto il cielo stellato con il Gran Carro, un luccichio di rosa e verde sul campo blu cobalto del cielo stellato, laddove le luci della città e i suoi crudeli riflessi sono oro rosso e verde bronzeo. ..."

Nel XX secolo ci sono stati molti artisti che, con varie interpretazioni espressive, hanno rivoluzionato il modo di rappresentare il cosmo. Ne cito alcuni con le opere più rappresentative:
  • Giacomo Balla
    allo scopo di rappresentare il dinamismo nelle sue opere si interessa ai metodi scientifici di analisi per lo studio del movimento. Balla possedeva inoltre un telescopio con il quale studiava il corso degli astri. La costellazione di Orione del 1910, Orbite celesti del 1913 e Mercurio passa davanti al Sole del 1914, rivelano il suo interesse per la rappresentazione del cosmo. Nel 1915 firma infatti il Manifesto per la ricostruzione futurista dell'universo. 
  • Robert Delaunay:
    Sole e Luna - 1912-1931;
    Sole - 1912-13
  • Carl Krayl:
    Costruzione cosmica - 1912-1920
  • Jean Crotti:
    Movimento cosmico - 1921
    Viaggio cosmico - 1922
  • Giorgio De Chirico:
    Luna e stelle sulla spiaggia con il Sole al tramonto - 1930 
    Sole sulla spiaggia con un Sole spento all'orizzonte - 1930
  • Ivan Kudriashev:
    Traiettoria dell'orbita della Terra attorno al Sole - 1930
  • Salvador Dalì:
    La persistenza della memoria - 1931 (con chiari riferimenti alla teoria della relatività)
  • Joan Mirò:
    Risveglio al mattino - 1941 
  • André Masson:
    Il seme e la stella - 1942 
    Costellazione del Cigno - 1943 
    Costellazione della Lupa - 1945
  • Maurits Cornelis Escher:
    Su l'interesse per l'astronomia di Escher si potrebbe parlare a lungo. In Altro mondo II del 1947 ha raffigurato l'interno di un edificio a forma di parallelepipedo, dove le aperture nelle cinque pareti, permettono la vista su tre scene differenti, a ciascuna delle quali pertiene un diverso schema prospettico. Nel cielo non passano inosservati Giove, una cometa, Saturno, una bella galassia a spirale e altri corpi celesti. Si nota inoltre, a destra della cometa, la rappresentazione della Terra come poteva essere immaginata se vista dalla Luna. Senza le immagini riprese dalle missioni Apollo, nel 1947 Escher poteva solo immaginare una tale visione, ma l'idea più geniale di quest'opera consiste nell'aver fatto coincidere con il centro geometrico, un unico punto di fuga prospettico, che assume contemporaneamente le diverse funzioni dei tre punti del sistema altazimutale: il nadir, lo zenit e l'orizzonte.
    Altre sue opere interessanti sono Sole e Luna del 1948 e Stelle del 1948.
  • Paterson Ewen:
    Luna gibbosa - 1942
    Galassia NGC 253 - 1973
  • Max Ernst:
    Una Luna, due emisferi - 1955-56
  • Ives Klein:
    Cosmogonia senza titolo - 1961
    Rilievo planetario "Marte" - 1961
  • Alexander Calder:
    Pianeti - 1971

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Negli USA, intorno agli anni '50, con la corsa alla conquista dello spazio e grazie soprattutto al genio di Chesley Bonestell, si cominciò ad applicare l'arte in ausilio all'informazione scientifica e all'industria cinematografica del genere fantascientifico. Nelle varie pubblicazioni di Bonestell comparvero i primi veicoli spaziali e le prime rappresentazioni dei pianeti visti dalle loro lune e di mondi extrasolari. Nel novembre del 1948, sulla copertina di Scientific American appare una sua illustrazione raffigurante Il sole visto da Mercurio e altre ne seguirono. Nacque così la Space Art. Ci lasciò nel 1986, ma la scienza riconosce oggi l'importanza della sua opera: l'asteroide 3129 porta per sempre il suo nome.

Joe Tucciarone

The star king

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Altri artisti seguirono il suo esempio. Anche in Australia e in parte dell'Europa, la Space Art inizia a prendere piede. Nel 1981 fu fondata la International Association of Astronomical Artists (IAAA), ufficialmente riconosciuta e sponsorizzata dalla Planetary Society a cui aderiscono illustratori e pittori di tutto il mondo. Cito tra questi Don Dixon, Michael Carrol, Kim Poor e l'italo Americano Joe Tucciarone che, in occasione dello scieme meteorico delle Leonidi dello novembre 2002, ha gentilmente concesso l'utilizzo di una sua opera in cui ha rappresentato la costellazione del Leone per la realizzazione della locandina della manifestazione nazionale promossa dall'UAI. 
L'immagine dell'opera "The star king" di Joe Tucciarone rende bene l'idea su come si rappresenta la costellazione del Leone alla data odierna.




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