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Galassie

 

Morfologia delle galassie 

Nei testi risalenti alla fine del XVIII secolo le galassie venivano citate come nebulose, come mai? Eppure già dalla metà dell'800 alcuni filosofi ipotizzarono che molti degli oggetti apparentemente nebulari disseminati sulla volta celeste fossero, in realtà, sistemi stellari separati dalla nostra Galassia. Il motivo principale per il quale si continuò a lungo a chiamarle "nebulose" lo si deve alla scarsa conoscenza della struttura e delle dimensioni della nostra Galassia, unita all'enorme distanza e al conseguente indebolimento della luce emessa dalle galassie esterne.  Ciò fece sì che dovessero passare molti anni prima della prova definitiva della loro natura extragalattica, che arrivò solo nel 1925, quando l'astronomo americano Edwin Hubble, studiando la curva di luce di alcune stelle variabili cefeidi8 scoperte nella galassia di Andromeda (immagine a sinistra), riuscì a dimostrare in modo inequivocabile che questa era a oltre un milione di anni-luce di distanza e che quindi si poneva ben al di fuori del nostro sistema stellare (vedi anche Misurazione delle distanze). Nacque così l'astronomia extragalattica, una nuova branca dell'astronomia moderna che, grazie al progredire degli strumenti e delle tecniche di osservazione, portò a un rapido accumularsi di dati riguardanti le caratteristiche fisiche e strutturali delle galassie esterne. Le scoperte di altre galassie sempre più lontane e la constatazione delle diversità morfologiche, rese necessaria una classificazione sistematica degli oggetti osservati. Il primo schema ad essere accettato dal mondo scientifico fu quello proposto da Hubble nel 1929, il quale divideva le galassie in tre tipi fondamentali: le galassie ellittiche, le spirali e le irregolari. Le galassie ellittiche vennero divise a loro volta in due tipi: ordinarie e barrate

L'astronomo americano E. Hubble ipotizzò anche che le galassie ellittiche potessero essere al primo stato di una sequenza evolutiva che, in seguito all'appiattimento del disco, continuava con la formazione delle braccia che caratterizzano le galassie a spirale e proseguiva con la successiva dispersione delle braccia rendendole irregolari. Questa teoria non trova però una collocazione ad alcune galassie di difficile interpretazione che sono state scoperte in seguito come avvenne per le galassie lenticolari con le quali si è tentato di fornire una parziale conferma alla teoria di Hubble poiché queste hanno un disco, ma non sono dotate di braccia e sembravano essere una via di mezzo fra le ellittiche e le spirali. Ancora non si sa però se siano in un reale periodo intermedio o se siano di una categoria autonoma. In onor suo è stato chiamato Hubble il telescopio spaziale HST (Hubble Space Telescope) illustrato a sinistra, grazie al quale oggi sappiamo molto di più su questi oggetti e possiamo mostrare le stupende immagini sottostanti.

Galassie ellittiche
Hanno forma sferica o ellissoidale e appaiono come batuffoli la cui luminosità decresce lentamente e in modo uniforme con l'aumentare della distanza dal centro. Non mostrano alcun dettaglio strutturale; non presentano condensazioni o nubi di polvere e sono formate solo da stelle di popolazione II. Il grado di schiacciamento (o ellitticità) varia molto da galassia a galassia. Per dare una misura approssimata di tale ellitticità si fa uso di un parametro E, definito la parte intera della quantità 10 dove (1- ) a e b sono, rispettivamente, l'asse maggiore e l'asse minore della galassia; E varia tra 0, per le galassie ellittiche di forma pressoché sferica - dette per l'appunto E-0 (immagine a sinistra) - e 7 per le galassie più schiacciate (E-7, immagine a destra). Va sottolineato però che l'ellitticità è determinata, oltre che dallo schiacciamento intrinseco della galassia stessa, anche dall'inclinazione della galassia rispetto all'osservatore. Quanto più la galassia è inclinata, tanto più essa appare schiacciata. La mancanza di dettagli superficiali, che permettano di identificare il piano di simmetria dell'oggetto, rende estremamente difficile separare i due effetti. In prima approssimazione, il maggiore o minore grado di schiacciamento delle galassie ellittiche è legato alla loro maggiore o minore velocità di rotazione ed alla conseguente maggiore o minore forza centrifuga (Foto: NGC 4374).

Galassie a spirale ordinarie
Questo tipo di galassie sono simili alla nostra Via Lattea. Le loro caratteristiche più appariscenti sono le strutture curve, allungate ed estremamente luminose, dette "bracci di spirale", che si dirarnano da un brillante nucleo centrale. Uno studio più accurato mostra che tali galassie sono costituite da due componenti principali: un rigonfiamento centrale a forma di ellissoide più o meno schiacciato, con proprietà simili a quelle delle galassie ellittiche ed un sottile disco formato da stelle ed abbondanti quantità di polveri e gas che lo circonda. Le dimensioni relative del disco e del nucleo, il numero, la forma e lo spessore dei bracci sono estremamente variabili da galassia a galassia. È quindi conveniente dividerle in sottogruppi in base alle dimensioni relative del nucleo e del disco e alla compattezza dei bracci a spirale. Si dicono di tipo "Sa" le galassie con nucleo grande rispetto al disco e con bracci molto fitti e compatti; di tipo "Sb", "Sc" e "Sd" quelle invece con nucleo sempre più piccolo e bracci sempre più estesi e ben separati (Foto: NGC 6744).

Galassie a spirale barrata
Oltre al nucleo e al disco presentano anche una terza componente di forma grossolanamente cilindrica detta "barra". La barra è generalmente simmetrica rispetto al nucleo e dalle sue estremità si diramano i bracci di spirale. Talvolta i bracci si originano in un punto qualsiasi di un anello luminoso, centrato sul nucleo e con diametro coincidente con le dimensioni della barra. L'aspetto della barra, così come quello del nucleo e dei bracci, sono molto variabili.
Anche in questo caso si seguono gli stessi criteri usati per le galassie a spirale ordinarie e si creano i sottogruppi SBa, SBb, SBc, SBd (Foto NGC 1365).

Galassie lenticolari
In un secondo tempo ci si accorse dell'esistenza di un ulteriore tipo di galassie aventi caratteristiche intermedie tra quelle delle ellittiche e quelle delle spirali. Assomigliano a spirali ordinarie da cui siano state eliminate tutte le polveri a la maggior parte del gas (Foto: NGC 7742).

Galassie irregolari
Sono galassie in cui non è possibile riconoscere alcuna simmetria. Sono ricche di polveri e di altra materia interstellare. Hanno, in genere, massa e luminosità piccole.


Volendo fare una statistica, il 13% delle galassie sono ellittiche, il 22% sono lenticolari, il 61% sono spirali ordinarie o barrate e le rimanenti irregolari. Va tuttavia sottolineato che la classificazione esposta è puramente morfologica e che non esiste una corrispondenza biunivoca tra la forma delle galassie e le loro caratteristiche fondamentali. Per essere più chiari: nell'ambito di uno stesso tipo di galassie, parametri come la massa, la luminosità, il tipo spettrale, il contenuto percentuale di polveri e gas, ecc., non sono costanti, ma variano all'interno di un intervallo piuttosto ampio di valori.


Distribuzione delle galassie 
Le galassie non si proiettano sulla sfera celeste in modo uniforme ma tendono a raggrupparsi in gruppi o "ammassi" più o meno numerosi e più o meno densamente popolati. Anche la Via Lattea fa parte di un piccolo ammasso detto "Gruppo locale", formato da 32 oggetti distribuiti in un volume di circa 10 Mpc cubici e comprendente, oltre alla nostra Galassia, le Nubi di Magellano (le sorelle minori, della Via Lattea), la galassia di Andromeda ed i suoi satelliti NGC 221 e NGC 205, M33 e molte altre. 

 

Come si può riscontrare nella tabella, la Via Lattea è la seconda in grandezza dopo M31 "Andromeda". Queste due giganti spirali contengono circa il 70% della massa complessiva del gruppo e concentrano attorno a loro la maggior parte di galassie minori. Fino alla scoperta di una galassia ellittica gigante che si trova all'estremità del Gruppo locale o forse appena fuori di esso, scoperta ad opera dell'astronomo italiano Paolo Maffei (1968 "Maffei 1"), si riteneva che il Gruppo locale avesse un diametro compreso fra 2 e 3 milioni di anni luce, ma se si considera anche questa compagnia in lento allontanamento, si arriva ad un diametro di circa 5 milioni di anni luce. Ciò non toglie che il nostro gruppo locale è, per numero di galassie, definito modesto, anche se la sua massa è pari a circa 750 miliardi di stelle grandi come il nostro Sole. Sono infatti abbastanza comuni ammassi che, in un volume paragonabile a quello occupato dal Gruppo locale, contengono alcune migliaia di galassie. Un esempio tipico è l'ammasso della Vergine. Gli ammassi di galassie tendono, a loro volta, a raggrupparsi in strutture di ordine superiore, dette "superammassi" costituite da decine o centinaia di migliaia di galassie. Le dimensioni lineari di un superammasso tipico sono dell'ordine dei 100 megaparsec. Il centro dell'ammasso della Vergine dista da noi circa 70 milioni di anni luce e si presume che questo sia il nucleo di un superammasso che leghi gravitazionalmente almeno 2.500 galassie. Il suo fortissimo campo gravitazionale attira anche l'insieme di galassie del Gruppo locale, compresa quindi la nostra Via Lattea, facendole cadere ad una velocità di 442 Km al secondo (circa 1,6 milioni di Km all'ora). Per questo motivo è comunemente chiamato Grande Attrattore. Tale velocità però, non riesce ad annullare l'allontanamento dell'Ammasso della Vergine causato dell'espansione dell'Universo. Infatti, come tutti gli ammassi e i superammassi galattici, anche quello della Vergine si sta allontanando da noi alla velocità di "appena" 4,3 milioni di Km all'ora, velocità più che modesta rispetto a quelle assai più elevate degli altri ammassi. Si ritiene che l'ammasso della Vergine sia inoltre il nucleo di un ben più vasto superammasso locale che lega gravitazionalmente diversi superammassi galattici. Il suo diametro sarebbe di circa 200 milioni di anni luce e comprenderebbe circa un centinaio di ammassi come il nostro Gruppo locale che, congiuntamente, potrebbero raggiungere una decina di migliaia di galassie e più.

Danza astrale - Giuseppe Galletta

L'alta densità delle galassie negli ammassi fa sì che una galassia abbia molte probabilità di scontrarsi con una vicina nel corso della sua esistenza. Nella maggior parte degli incontri le galassie passano a distanze tali l'una dall'altra da subire solo lievi distorsioni di forma dovute alla mutua interazione dei campi gravitazionali. 

Animazione di Giuseppe Galletta

Nei rari casi di collisioni frontali si hanno due possibilità: se la velocità con cui avviene l'urto è dell'ordine del centinaio di chilometri al secondo, le due galassie si fondono formando un unico oggetto (merger); se la velocità è maggiore, le due galassie conservano la loro identità, ma subiscono radicali cambiamenti di forma. Simulazioni effettuate con calcolatori hanno mostrato che le distorsioni più comuni consistono nello scambio di stelle fra i due sistemi e nella formazione di ponti o code luminose (come le galassie M51 e compagna). In entrambi i casi, l'estrema rarefazione delle stelle fa sì che l'unica componente soggetta a un vero e proprio scontro sia la materia interstellare presente nelle due galassie.

Nelle zone centrali degli ammassi di galassie più densi il gran numero di scontri può portare alla fusione di molte galassie in un unico grande sistema. Tale fenomeno sembra in grado di spiegare alcune delle proprietà delle galassie ellittiche giganti che si osservano al centro di molti grandi ammassi. Un tipico esempio è la galassia NGC 6166.

LE GALASSIE DEL GRUPPO LOCALE

Identificazione Forma

Distanza
(milioni di 
anni luce)

Diametro
(migliaia di 
anni luce)

IC 10 Irregolare 4,0 6
NGC 147 Ellittica 2,2 10
Andromeda III Ellittica 2,2 3
NGC 185 Ellittica 2,2 6
NGC 205 Ellittica 2,2 10
M 32 Ellittica 2,2 5
M 31 (Andromeda) Spirale 2,2 200
Andromeda I Ellittica 2,2 2
Piccola Nube
di Magellano
Irregolare 0,3 15
Scultore Ellittica 0,2 1
Pesci Irregolare 3,0 0,5
IC 1613 Irregolare 2,5 12
Andromeda II Ellittica 2,2 2
M 33 Spirale 2,5 45
Fornace Ellittica 8,5 3
Grande Nube
di Magellano
Spirale 0,2 20
Carena Ellittica 0,3 0,5
Leone A Irregolare 5,0 7
Leone I Ellittica 0,6 1
Sestante I Ellittica 0,3 3
Leone II Ellittica 0,6 0,5
GR 8 Irregolare 4,0 0,2
Orsa Minore Ellittica 0,3 1
Drago Ellittica 0,3 0,5
Via Lattea Spirale 0,03 130
Sag. DIG Irregolare 4,0 5
NGC 6822 Irregolare 1,7 8
DDO Irregolare 3,0 4
IC 5152 Irregolare 2,0 5
Tucano ? ? ?
Pegaso

Irregolare

5,0 8
WLM Irregolare 2,0 7

Galassie attive 

Lo studio spettroscopico prima, le osservazioni radio e quelle nel dominio X poi, hanno mostrato che i nuclei di alcune galassie emettono, sotto varie forme, enormi quantità di energia. La potenza da essi dissipata è, in molti casi, così grande da non poter essere sostenuta per più di una piccola frazione della durata di una galassia normale.
I meccanismi fisici che producono l'energia sono del tutto sconosciuti. Ciò, unito alla notevole varietà di fenomeni con cui l'attività nucleare si manifesta, fa sì che le galassie attive siano tuttora classificate in modo operativo, ossia in base alle tecniche usate per identificarle e studiarle.
Prima di illustrare i vari tipi di galassie attive, è opportuno fare una precisazione. La radiazione elettromagnetica emessa da un oggetto può essere di due tipi: termica (emessa cioè da corpi caldi) e non termica. Il principale tipo di radiazione non termica è la cosiddetta radiazione di sincrotrone, che viene prodotta da elettroni che si muovono ad alta velocità in direzione non parallela alle linee di forza di un campo magnetico. 1 due tipi di radiazione sono facilmente distinguibili. Infatti, mentre la distribuzione spettrale della radiazione termica ha un massimo ben marcato di emissione, in corrispondenza di una certa lunghezza d'onda che è in funzione della temperatura dell'oggetto che la emette, l'intensità della radiazione di sincrotrone aumenta col diminuire della lunghezza d'onda. La radiazione proveniente da "nuclei attivi" è, per la maggior parte, di tipo non termico.

Galassie di Seyfert
Scoperte nel 1943 da K. Seyfert, sono galassie a spirale con nuclei brillanti e di aspetto quasi stellare, i cui spettri sono ricchi di righe di emissione molto intense ed estremamente allargate. Il supporre che tale allargamento sia dovuto a effetto Doppler, porta a concludere che nel nucleo delle galassie di Seyfert sono presenti nubi di gas che si muovono a velocità di varie migliaia di chilometri al secondo (Foto: M77). 

Galassie compatte
Scoperte da F. Zwicky sono galassie di elevata luminosità per unità di superficie. Sono difficilmente distinguibili da immagini stellari.

Galassie di Markarian
Scoperte negli anni 70 dal russo B.E. Markarian, sono galassie dall'apparenza del tutto normale, ma caratterizzate da un'intensa emissione ultravioletta. Si dividono in normali e diffuse. Nelle prime, l'eccesso ultravioletto è confinato al nucleo, mentre nelle seconde esso si estende sull'intera galassia. Le galassie di Markarian normali sono spesso anche galassie di Seyfert; le galassie di Markarian diffuse sono, in buona parte, piccole galassie irregolari e hanno spettri che assomigliano molto a quelli delle regioni HII. Sono anormalmente ricche di stelle giovani: si tratta probabilmente di galassie giovani, formatesi negli ultimi cento milioni di anni (Foto: NGC 3310 e Markarian 205).

Particolarmente importanti sono le radiogalassie ed i quasar.

Radiogalassie
Sono galassie ellittiche con un'intensa emissione radio, anche dieci milioni di volte maggiore dell'emissione radio di una galassia normale. L'emissione è di tipo non termico e quasi sicuramente è dovuta a radiazione di sincrotrone. L'emissione proviene, nella maggior parte dei casi, da due grandi lobi disposti simmetricamente rispetto alla galassia stessa. I lobi sono, in genere, di dimensioni enormi, raggiungendo, in alcuni casi, anche i 5 Mpc di diametro. L'energia necessaria a formare e a mantenere questi lobi è tra diecimila e dieci milioni di volte la quantità di energia che una stella come il Sole libera in tutta la sua vita. Attualmente si crede che i lobi siano quanto resta di nubi di materiale che sono state espulse durante violente esplosioni nucleari. (Foto: Radiogalassia Centaurus A)

Quasar
Sono, di gran lunga, il fenomeno più energetico attualmente noto. Scoperti agli inizi degli anni 60, sono radiogalassie estremamente brillanti, la cui immagine fotografica è del tutto indistinguibile da quella delle stelle della nostra Galassia. Le loro velocità di allontanamento sono però tali da implicare distanze enormi (legge di Hubble), maggiori di quelle delle più lontane galassie normali attualmente osservabili. Vari tipi di fenomeni inducono a ritenere che i quasar siano oggetti estremamente piccoli, con dimensioni lineari minori di 0,1 pc. L'energia emessa da queste piccole regioni può essere anche cento volte maggiore di quella emessa da un'intera galassia. In tempi recenti sono stati scoperti numerosi quasar che sembrano far parte di ammassi di galassie lontani. In alcuni dei quasar più vicini è stata anche osservata una nebulosità circondante il quasar stesso. Queste due scoperte suggeriscono che anche i quasar non siano altro che nuclei attivi di galassie troppo lontane nel tempo e nello spazio per poter essere osservate direttamente.

Oggetti BL Lacertae
Classificati originariamente come stelle variabili della nostra Galassia, si sono poi rivelati oggetti extragalattici con proprietà intermedie tra quelle delle galassie di Seyfert e quelle dei quasar. Hanno aspetto quasi stellare ed hanno luminosità rapidamente variabile. Il loro spettro è completamente privo di righe di emissione o di assorbimento. Ciò fa supporre che i nuclei dei BL Lacertae siano completamente privi di gas.

Come già detto, le teorie attuali sono incapaci di dare una spiegazione esauriente di tutta la complessa fenomenologia dei nuclei attivi. Ci sono, però, indizi sufficienti per ritenere che le galassie di Seyfert, i quasar e i BL Lacertae siano manifestazioni, su scala diversa, di uno stesso fenomeno.

A cura di Claudio Del Duca 

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