|
Cosmologia
|
Breve storia della teoria del big bang
È
risaputo
che
fu
Albert
Einstein
a
dare
inizio
alla
teoria
del
big
bang,
ma
non
tutti
sanno
che
nel
1917,
anno
in
cui
fu
pubblicata
la
teoria
della
relatività
generale
che
gettò
le
fondamenta
della
cosmologia
moderna,
egli
non
credeva
in
un
universo in
espansione.
Arrivò
ad
accettare
tale
possibilità
solo
nel
1932
grazie
ad
alcune
soluzioni
compatibili
con un universo in
espansione
trovate
proprio
nelle
sue
equazioni,
con
le
quali
la
stessa
teoria
del
big
bang
trovò
conferma.
|
|
Dell'universo
in
espansione
si
ebbero
i
primi
indizi
già
dal
1914,
ma
prima
dell'opera
di
Einstein
mancavano
le
fondamenta
su
cui
basare
tale
teoria.
A
quei
tempi
le
strumentazioni
ottiche
e
le
tecniche
fotografiche
non
permettevano
risoluzioni
elevate
delle
galassie
e
si
riteneva
che
queste
fossero
delle
nebulose
non
diverse
dalle
reali
nebulose
che
si
osservavano
all'interno
della
Via
Lattea.
Non
si
aveva
motivo
per
pensare
che
in realtà
fossero
sistemi
stellari
esterni alla
nostra
galassia
perché
non
si
avevano
cognizioni
adeguate
su
quanto
in
realtà
fossero
distanti
questi
oggetti
celesti
e
su
come
interagissero
tra
loro
nell'universo. |
|
|
Il
primo
ad
avere
la
possibilità
di
comprendere
la
reale
dinamica
dell'universo
fu
Vesto Melvin
Slipher,
un
astronomo americano che lavorava al Lowell Observatory in
California.
Mentre
studiava
quella
che
allora
era
chiamata
la
"Nebulosa" di Andromeda, scoprì che
si
stava
allontanando a velocità
elevatissima.
Nel
1914
aveva
già
verificato
la
regressione
di
tredici
nebulose
(in
realtà
galassie),
ma
non
ipotizzò
alcuna
teoria
che
giustificasse
il
loro
moto
di
allontanamento,
non si rese conto dell'importanza della
scoperta.
|
|
A
trovare
la
prima
soluzione che prediceva una
"esplosione"
dell'universo
nelle
equazioni di
Einstein
fu
Willem De
Sitter, un astronomo e cosmologo
olandese
che,
nel
1917,
fece ricerche pionieristiche sulla teoria della
relatività
appena
pubblicata.
Egli
ipotizzò
un universo finito e illimitato,
in
cui
le
galassie
si
allontanino
l'una
dall'altra
come
ipotetici
punti
posti
sulla superficie di un palloncino
che
si
gonfia
sempre
di
più. Un osservatore posto in qualunque punto della sua superficie avrebbe la sensazione di trovarsi al centro del moto di
espansione
ma
in
realtà
si
troverebbe
agli
estremi.
|
|
Dopo
la
Prima
guerra
mondiale
l'universo
teorizzato
da
De
Sitter
fu
oggetto
di
molte
discussioni
fra
gli
scienziati
e
altri
nomi
noti,
tra
cui
Aleksandr Fridman,
George Gamow,
Georges
Lemaître
e
il
famoso
astronomo
inglese
Arthur
Eddington,
fecero
ricerche
sulle
equazioni
di
Einstein
per
trovare
conferma
della
teoria.
Il
matematico
russo
Aleksandr Fridman
scoprì
un
banale
errore
nell'apparato
matematico
di
Einstein
e
trovò
un'altra
soluzione
delle
sue
equazioni
che
prevedeva
un
universo
in
espansione.
|
|
Anche
Georges
Lemaître,
prete
belga
che
fu
allievo
di
Eddington,
scoprì
nel
1927
una
soluzione
delle
equazioni
che
prevedeva
un
universo
in
espansione.
|
Arthur Stanley Eddington
fu l'organizzatore e il public relations
del
gruppo
di
ricercatori
e
contribuì
enormemente
alla
divulgazione
della
teoria
del
Big
Bang
di De Sitter
e
delle
ricerche
di
Lemaître
e
di
Hubble.
|
|
|
  Edwin Hubble
fu
invece
il
primo
a
comprenderne
il
significato
delle
scoperte
di
Slipher
venendo a conoscenza
delle
sue
osservazioni.
Si
iniziò
così
a
parlare
di
universo
in
espansione
senza
una
base
teorica
che
potesse
giustificare
lo
strano
comportamento
di
queste
"nebulose
dinamiche".
Einstein
conosceva
questi
studi
ma
impostò
ugualmente
la
sua
teoria
in
maniera
da
non
considerare
tale
possibilità
perché
non
la
riteneva
fondata. Hubble,
avendo
la fortuna di poter lavorare col più grande telescopio del mondo di quel
tempo, il riflettore di 2,5 m di Monte
Wilson,
assieme al collega Milton
Humason,
divenne il grande osservatore e raccoglitore di dati empirici
del
gruppo
di
sostenitori
della
teoria
del
Big
Bang.
Hubble
dimostrò che
queste
nebulose erano in realtà
universi-isole esterni formati da miliardi di stelle e non nubi di gas all'interno della
Via
Lattea.
Egli dimostrò inoltre la sorprendente relazione fra velocità e distanza delle galassie
formulando
la
Legge di allontanamento delle
galassie
(quanto maggiore la distanza, tanto maggiore la velocità di
recessione).
Nel 1929, misurando gli spostamenti Doppler delle righe spettrali di galassie di cui era nota la distanza, trovò una diretta proporzionalità tra la loro velocità di allontanamento e la loro distanza, espressa dalla relazione:
v = H x d,
dove
v
è la velocità di allontanamento in chilometri al secondo,
d è la distanza in Mpc ed
H è la costante di proporzionalità, detta anche
costante di Hubble. La misura della costante di Hubble è estremamente difficile e delicata. Il valore più attendibile è 100 km/sec x
Mpc, ottenuto dall'astronomo francese G. De Vaucouleurs nel 1979. Quindi, una galassia con v = 1000 km/sec si trova a una distanza di circa 10
Mpc (Vedi
"Unità
di
misura
in
astronomia").
Dopo ben quindici anni dalla pubblicazione della teoria generale della
relatività
e
dopo
aver esaminato
gli
studi
e
le
ricerche
di
Hubble, Einstein ammise la probabilità che la struttura generale dell'universo non sia statica.
Accettò
finalmente
l'idea dell'universo in espansione e ammise l'errore più grave della sua carriera scientifica: il cambiamento da lui introdotto in principio nelle sue equazioni perché il concetto di un universo instabile, in espansione, gli sembrava inaccettabile.
|
|
George
Gamow,
che
fu
allievo
di
Fridman,
trovò
indipendentemente
un'altra
soluzione
simile
a
quella
di
Fridman.
Fu
Gamow
ad
ipotizzare
per
primo
un
universo
primario
come
un
"atomo
primordiale"
gigantesco. Scienziato nato in Russia ed emigrato negli Stati Uniti nel 1933, modernizzò e perfezionò la teoria dell'universo in espansione di
Lemaître
e
a
lui
si
deve
l'espressione
"teoria del big
bang". Negli anni trenta e quaranta, Gamow lavorò con i colleghi Ralph Alpher e Robert Herman alla teoria del big bang della creazione degli elementi (la cosiddetta
nucleogenesi). Dalla loro ricerca emerse infine nel 1948 la teoria della radiazione del globo di fuoco cosmico e del suo residuo nell'universo attuale. Questa radiazione residua,
nota
come
Radiazione cosmica di
fondo
fu finalmente scoperta nel 1964 da due tecnici del New
Jersey:
Arno Penzias e
Robert
Wilson,
entrambe
ricercatori della Compagnia dei telefoni americana
Bell.
Mentre studiavano le sorgenti dei rumori radio nel dominio delle micro-onde, scoprirono un segnale
anomalo.
Cercando
di eliminare
l'interferenza nelle comunicazioni,
captata dalla gigantesca antenna a corno del radiotelescopio di Holmdel dove lavoravano, scoprirono che il "rumore radio" proveniva da tutte le direzioni e non trovava alcuna plausibile connessione con sorgenti terrestri o celesti.
La radiazione era uguale a quella che sarebbe emessa da un corpo perfettamente radiante a una temperatura di 2,7 Kelvin al di sopra dello zero assoluto (-270,3°C). Secondo i calcoli di alcuni teorici doveva essere a questo livello il calore residuo della radiazione del big bang primordiale. Esso stava recedendo praticamente alla velocità della luce ed era perciò spostato verso l'estremo rosso dello spettro, cosicché la sua temperatura originaria di 3000 Kelvin sembrava essere diminuita di un migliaio di volte. La radiazione a microonde da loro rilevata proveniva quindi dall'origine dell'universo. È il residuo della superficie del globo primordiale dell'inizio del tempo, subito prima che esso si fosse raffreddato abbastanza da consentire all'universo di apparire trasparente, e agli atomi e alla materia di cominciare a formarsi dalle particelle subatomiche. La scoperta di Penzias e di Wilson, arrivata a confermare la teoria del big bang, fu altrettanto accidentale quanto lo era stata, vari decenni prima, quella della recessione delle galassie da parte di
Slipher.
|
|
L'universo probabilmente ebbe origine da una grande esplosione. L'espandersi dell'Universo fece sì che la densità e la temperatura della materia diminuissero fino al punto da permettere la formazione di atomi e molecole (3 000 - 300 000 anni dopo il big bang) e, in un secondo tempo, la formazione delle nubi di gas da cui, in seguito, ebbero origine le galassie. Va però sottolineato che i termini scoppio, espansione, ecc., hanno reale significato solo nell'ambito della teoria matematica che descrive il
Big
Bang e non vogliono affatto indicare una esplosione nel senso comune del termine.
Le
ultime
ricerche
sulla
struttura
e
la
dinamica
dell'universo
volgono
a
descriverlo
come
un
universo
piatto
e
infinito,
ossia
illimitato
e
destinato
ad
espandersi
all'infinito
(per
saperne
di
più).
|
A
cura
di
Claudio
Del
Duca
e
Giuseppe
Galletta
Torna
all'indice
del
Corso
|