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Articoli
a
cura
di
Claudio
Del
Duca
24
febbraio
2001
Un cristallo di zirconio stravolge le teorie della genesi,
del raffreddamento terrestre e della formazione lunare
Il recante rinvenimento di un'antichissima pietra nel giacimento australiano di
Jack Hillis
(Western
Australia), in ha sconvolto l'ipotesi finora accreditata del lento raffreddamento iniziale della crosta terrestre. Sulla rivista
Nature sono stati pubblicati i risultati sconcertanti delle analisi effettuate su un cristallo di
zirconio estratto dalla pietra da una équipe di geologi del
National Science Foundation. In questi si sostiene che per il raffreddamento iniziale della Terra non siano occorsi 700 milioni di anni come si supponeva, bensì appena 200 milioni.
Le analisi delle particelle atmosferiche intrappolate nel cristallo della pietra, risalente a 4,4 miliardi di anni fa, rivelano che, dopo appena 200 milioni di anni dalla formazione della Terra, la crosta era già sufficientemente solidificata e la sua temperatura era ben al di sotto di 100°C. Tali condizioni sarebbero state favorevoli alla presenza di acqua allo stato liquido e, forse, anche alla sintesi delle primordiali molecole biologiche. Le più antiche testimonianze microfossili risalgono a 3,5 miliardi di anni fa, ma, alla luce di questa nuova scoperta geologica, è possibile che il germoglio della vita sulla Terra sia avvenuto molto prima dei 3,8 miliardi di anni fa come si riteneva in precedenza. L'inizio della nostra evoluzione potrebbe risalire, quindi, addirittura all'età della pietra rinvenuta.
Oltre a sconvolgere le convinzioni scientifiche sull'evoluzione della vita terrestre, lo zircone australiano pone serie problematiche anche alla teoria finora accreditata che riguarda la formazione della Luna. Sull'origine del nostro satellite non ci sono certezze assolute, ma per risolvere l'enigma sono state ipotizzate tre teorie conosciute come teoria della
cattura,
dell'accrescimento e della
fissione.
L'ipotesi della Luna
catturata dal campo gravitazionale terrestre dopo essersi formata in una regione remota del Sistema Solare, spiegherebbe le diverse composizioni chimiche delle superfici dei due pianeti, ma questa teoria è ritenuta poco credibile perché, con l'eventuale passaggio ravvicinato alla Terra della Luna, la modesta massa terrestre avrebbe potuto solo deviarne la traiettoria o costringerla in un'orbita più ellittica.
L'ipotesi
dell'accrescimento suppone che la formazione della Luna sia avvenuta per agglomerazione. I residui orbitanti attorno alla Terra appena formatasi si sarebbero dunque ammassati lentamente fino a condensarsi unicamente nel nostro pianeta satellite, ma questa teoria non spiegherebbe le diversità chimiche dei due pianeti che, essendosi originati da un'unica materia primordiale, dovrebbero presentare le stesse caratteristiche; inoltre, tale teoria non giustificherebbe l'eclittica lunare, ossia l'inclinazione del piano orbitale della Luna di 5° 19' rispetto al piano dell'asse terrestre.
La
"fissione" della Luna dalla Terra, causata da una violenta collisione
con un corpo di dimensioni simili a quelle di Marte, sembrava essere l'ipotesi più probabile perché giustificava sia le diversità chimiche sia l'inclinazione orbitale.
Tal evento catastrofico avrebbe strappato la materia necessaria alla Terra che, restando in orbita in un piano consequenziale all'inclinazione dell'impatto, avrebbe formato un disco piatto insieme alla materia extraterrestre frammentatasi a seguito dell'impatto. In seguito, come ipotizza anche la teoria dell'accrescimento, i frammenti si sarebbero agglomerati fino a dare corpo alla Luna che conosciamo. Il catastrofico impatto fra un tale pianeta e la Terra, però, si riteneva fosse avvenuto circa 4,45 miliardi di anni fa, quando il nostro pianeta avrebbe dovuto essere ancora un corpo fluido e incandescente.
Quindi, il cristallo di zirconio australiano, scoperto e datato dal geologo
Simon Wilde della
Curtin University of Technology di Perth, ha rimesso in discussione alcune teorie che si ritenevano ormai… "consolidate da tempo" e ha dimostrato che non ci si deve lasciare assopire dalle presunte certezze acquisite. È il principio della scienza iniziata da Galileo a ricordarci che, per quanto le teorie possano sembrare esatte, rimangono tali perché non si può escludere a priori la possibilità di scoprire qualcosa che rivoluzioni tutte le nostre cognizioni.
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