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Articoli
a cura di Claudio Del Duca

3 marzo 2001


Anche i trilobiti vittime di un asteroide

IMPATTO 
Claudio Del Duca -
1999 - 30x40 - Olio su cartone telato

È ormai nota la teoria con la quale si asserisce che, circa 65 milioni di anni fa, i dinosauri si estinsero a seguito dell’impatto di un asteroide dal diametro di diversi chilometri. Il primo e il più importante indizio concreto che intervenne a sostegno di questa tesi fu la scoperta di Luis Alvarez e suo figlio Walter, geologo di Berkeley, i quali nel 1973 trovarono nella Gola del Bottaccione, presso Gubbio, un'abbondanza di iridio (circa 30 volte superiore alla media) in uno strato argilloso risalente alla fine del Cretaceo e agli inizi del Terziario, risalente giusto al periodo di estinzione dei dinosauri. L'iridio è un elemento piuttosto comune nel Sistema Solare ma rarissimo sulla Terra, quindi, la sua origine extraterrestre fu subito lampante.
Di quell’impatto catastrofico oggi si hanno altre conferme. Nel 1992, nonostante le alterazioni degli agenti atmosferici, s’individuò il gigantesco cratere di Chicxulub (180 km di diametro) nella Penisola dello Yucatàn come la sua precisa collocazione geografica.
La scomparsa dei dinosauri, però, non rappresenta l’unica estinzione di massa conosciuta nella storia evolutiva sul nostro pianeta. Lo studio dei reperti fossili ci racconta almeno altre sei grandi estinzioni, delle quali, forse la più importante, una è avvenuta tra il Permiano e il Triassico, ossia circa 250 milioni di anni fa. Questa riguardò pressoché il 70% delle specie di vertebrati terrestri e il 90% delle specie marine. Fra queste ultime scomparvero più di 15,000 specie di trilobiti. I trilobiti devono il loro nome alla tripartizione riconoscibile in cui era suddiviso il loro corpo in senso longitudinale. Erano ricoperti da un esoscheletro irto di tubercoli ed erano muniti di numerose appendici bifide. Dai numerosissimi ritrovamenti fossili di questi lontanissimi antenati di crostacei, insetti, ragni e scorpioni, che vivevano in colonie nei fondali marini, si sa che dominarono il mondo per un periodo di circa 200 milioni di anni, ma, sulla causa presunta della loro quasi totale estinzione non esistevano prove fino alla recente scoperta di una straordinaria concentrazione di fullereni negli strati sedimentari risalenti a quel periodo.
I fullereni sono, come la grafite o il diamante, una particolare forma cristallina di carbonio recentemente individuata e costituita da molecole contenenti 60 atomi di carbonio ordinati in una struttura sferica.
Al loro interno possono restare intrappolati atomi di elio, ma ciò può avvenire solo con le alte pressioni e temperature tipiche delle stelle più fredde e ricche di carbonio. Il rapporto isotopico degli atomi di elio al loro interno ha rivelato una gran quantità di elio 3 (1 neutrone + 2 protoni). Questo gas, anomalo sulla Terra in tali concentrazioni, è abbondante nello spazio interstellare a causa della sua origine legata alle fasi terminali dell’evoluzione stellare.
Ancora una volta, grazie alla dottoressa Luann Becker dell'Università di Washington, a capo del gruppo di ricerca finanziato dalla NASA, la geologia ha contribuito a ricostruire la storia evolutiva della vita terrestre, fornendo la prova mancante a conferma della tesi sulla causa extraterrestre anche per l’estinzione dei trilobiti.
La prova è costituita dal gas elio 3 intrappolato nei fullereni che, probabilmente, sono stati raccolti da una cometa o da un asteroide durante il suo vagare nello spazio e depositati sulla Terra a seguito dell’impatto.
Per provocare uno sconvolgimento dell'ecosistema terrestre e un radicale cambiamento del clima, si calcola che il diametro dell’asteroide o della cometa doveva essere di circa 10 chilometri. Oggi un tale oggetto in rotta di collisione con la Terra sarebbe facilmente individuabile, ma anche se esistono organizzazioni preposte a tal fine, non è detto che si riuscirebbe ad evitare un’eventuale impatto.
Gli eventi catastrofici di 65 e 250 milioni di anni fa, hanno provocato la scomparsa dei dinosauri, dei trilobiti e di moltissime altre specie allora presenti, ma hanno anche contribuito ai drastici cambiamenti del percorso evolutivo che favorirono la comparsa dell’essere che attualmente tenta di studiarne le cause, di vigilare e di elaborare strategie affinché ciò non si ripeta.

 

 

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