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Articoli
a
cura
di
Claudio
Del
Duca
31
marzo
2001
LAZIO: scoperto un nuovo pianetino nella fascia degli asteroidi
PIANETA
IN
ORBITA
-
Italo
Rodomonti 
Un nuovo, piccolo pianeta del Sistema Solare, dal diametro di 6 km, è stato recentemente scoperto dall'équipe di ricercatori capeggiata dal Dott.
Mario Di Sora (Direttore dell'Osservatorio Astronomico di Campocatino nonché Presidente dell'Associazione Astrofili del Frusinate e della Commissione Nazionale Contro l'Inquinamento Luminoso). Gli astronomi dell'Osservatorio di Campocatino, situato dal 1987 a quota 1.500 metri sull'omonimo monte laziale, non sono nuovi a questo tipo di esplorazione. Infatti, già da diversi anni conducono una meticolosa ricerca di pianetini e si sono già contraddistinti annunciando la scoperta di numerosi altri oggetti.
Il complesso è costituito da un avanzato laboratorio di elaborazione dati e di controllo degli strumenti situati nella cupola soprastante. In essa si trova un imponente riflettore Ritchey Cretien da 80cm f-8, di costruzione Marcon, al quale sono parallelamente appoggiati due strumenti della Zen: un rifrattore apocromatico da 25cm f-9 e una camera Backer Smith da 25cm con 750cm di focale accoppiata ad una CCD ST8 della Sbig.
Il nuovo pianetino, a cui è stato assegnato il nome di
Lazio in onore alla Regione che ha approvato la legge regionale n. 23 del 13.4 2000 contro l'inquinamento luminoso, impiega 4 anni e 29 giorni per effettuare una rivoluzione completa attorno al Sole, dal quale dista 375 milioni di km, ossia 2,5 UA. (due volte e mezza la distanza Sole-Terra), mentre la sua distanza dalla Terra è di 225 milioni di km, ossia 1,5 UA. Quindi, la sua orbita si colloca in prossimità del centro della fascia d'asteroidi compresa fra l'orbita di Marte e Giove. Qui, con maggiore densità fra 2,2 e 3,2 UA di distanza dal Sole, si trovano un'infinità di piccoli corpuscoli e si ritiene che ci siano più di 100.000 asteroidi o pianetini di dimensioni sufficienti per essere osservabili con grandi telescopi. Finora, rispetto al loro potenziale numero, ne sono stati catalogati meno del 7%, ma a cosa è dovuta tale concentrazione di pianetini o asteroidi?
Le orbite dei pianeti, ad eccezione di quella di Plutone che ha un'inclinazione di 17 gradi, giacciono tutte approssimativamente sullo stesso piano, detto piano invariabile, e nel loro moto, come prevedono le tre leggi di Keplero, compiono delle ellissi con eccentricità piccola ma che aumenta con il crescere della distanza dal Sole che ne è il fulcro.
Un'approssimazione sulle distanze medie dei pianeti dal Sole si può effettuare con la relazione empirica scoperta alla fine del XVIII secolo e nota come legge di Bode-Titius.
La sua formula è d = ( 3 x
2n + 4) : 10, in cui n assume i valori
, 0, 1, 2, 3, ecc.
Applicando la formula espressa in unità astronomiche (1UA = 149,6 milioni di km, distanza media fra Sole e Terra), l'accordo fra la distanza dal Sole risultante per ogni pianeta e quella reale è molto alto, salvo per quella di Nettuno e ancor meno per quella di Plutone.
| n |
Pianeta |
Distanza calcolata |
Distanza
reale |
 |
Mercurio |
0,39 |
0,4 |
| 0 |
Venere |
0 0,7 |
0,72 |
| 1 |
Terra |
1 |
1 |
| 2 |
Marte |
1,6 |
1,52 |
| 3 |
pianetini |
2,8 |
2,9 |
| 4 |
Giove |
5,2 |
5,2 |
| 5 |
Saturno |
10 |
9,54 |
| 6 |
Urano |
19,6 |
19,2 |
| 7 |
Nettuno |
38,8 |
30,1 |
| 8 |
Plutone |
77,2 |
39,5 |
Ai tempi di
Johann E. Bode (1747-1826) e di
Johann D. Tietz, meglio noto come Titius (1729-1796), Nettuno e Plutone, scoperti rispettivamente nel 1846 e nel 1930, non potevano ancora essere considerati nei calcoli, mentre il quinto pianeta previsto nella sequenza ma mai osservato era per loro un mistero irrisolvibile. La soluzione arrivò solo all'inizio del XIX secolo, con la scoperta della fascia di asteroidi e piccoli pianetini che si addensano proprio nella regione dove la legge di Bode-Titius prevedeva la presenza del quinto pianeta. Probabilmente, la causa della mancata formazione di un unico corpo al posto della miriade di frammenti e pianetini oggi presenti nella fascia, è da imputare al forte disturbo gravitazionale di Giove, l'enorme pianeta gassoso che ancora influenza le loro orbite provocando, di tanto in tanto, scontri violenti e rari cambiamenti d'orbita. Difatti, alcuni di questi, detti pianetini Apollo, nel loro moto arrivano a tagliare l'orbita della Terra e di Venere. Il caso limite è Icaro, un corpo sferico dal diametro di poco superiore a 1 km che entra persino nell'orbita di Mercurio.
Sulla legge di Bode-Titius non è stata avanzata nessuna spiegazioni scientifica e molti la ritengono solo una coincidenza, anche in considerazione delle discrepanze riguardo agli ultimi pianeti del Sistema Solare. In futuro, forse, una conferma di tale legge potrebbe arrivarci dalla misurazione di sistemi planetari di altre stelle, ma per ora ci dobbiamo accontentare dell'ennesima riprova costituita dal frammento del quinto pianeta che questa legge prevede e che onora la ricerca italiana e la Regione
"Lazio".
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