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Adam Elsheimer
Fuga in Egitto
1609 - Olio su rame - 31 x 41 cm
Alte Pinakothek, Monaco 




 Adam Elsheimer (Frankfurt am Main, 1578 - Roma, 1610)

Questa, anche se di modeste dimensioni, è forse l'opera più rappresentativa dell'arte complessiva di Elsheimer che, benché non visse abbastanza a lungo per riuscire a produrre una quantità considerevole di opere, riuscì ugualmente ad avere un ruolo chiave nella pittura del paesaggio del primo '600. In quest'opera sono evidenti le innovative aperture al paesaggio e le possibilità esplorative dei contenuti di narrativa anche nell'arte sacra. Qui le fonti luminose giocano fortemente sulla suggestività attirando l'attenzione dell'osservatore verso il contrasto ottenuto sullo sfondo tenebroso e riescono a suscitare il senso di pericolo e di paura dei santi riprodotti. Contemporaneamente, l'opera esprime una pacata sicurezza e tranquillità attraverso le stelle, la Luna e l'atmosfera di penombra. A sinistra la luce di un falò esalta una scena rurale tra la tetra vegetazione, da dove s'innalza una colonna di faville fin sopra le chiome degli alberi soprastanti; al centro, una fiaccola sorretta da Giuseppe illumina tenuemente Maria con Gesù tra le braccia al quale Giuseppe rivolge un gesto affettuoso; a destra, la Luna piena, facendo capolino tra le nuvole, si specchia nel lago e rischiara il cielo circostante. Nonostante l'elevata luminosità della Luna piena, l'artista ha riprodotto anche molte stelle e si riconosce chiaramente persino la fascia della Via Lattea. Questo particolare ci lascia molto perplessi. La Via Lattea non si può osservare in notti di plenilunio e addirittura in un cielo velato dalle nuvole. Se si fa attenzione si notano alcune stelle dipinte addirittura sopra le nuvole. Analizzando le possibili costellazioni rappresentate non troviamo poi riscontri plausibili. Per la sua forma, se si escludono l'Orsa Minore o l'ammasso delle Pleiadi dipinti male, la costellazione in alto a destra potrebbe suggerire l'Orsa Maggiore, ma in tal caso il Grande Carro risulterebbe troppo piccolo rispetto al diametro della Luna (anche tenendo conto dell'effetto dovuto alla sua vicinanza all'orizzonte, posizione in cui il nostro satellite sembra essere apparentemente più grande di quanto apparirebbe ad un osservatore se fosse in alto nel cielo).  Le due stelle finali del quadrilatero danno la direzione del nord e ciò ci fa dedurre che ci si trovi nell'emisfero boreale, tra 30 e 50 gradi di latitudine circa. Questo è convincente perché a meno che Elsheimer fosse stato in Egitto, le costellazioni che può aver visto e dipinto sono solo quelle visibili dall'Europa. A destra del quadro si guarda quindi in direzione nord. Questo vale anche se la costellazione dipinta fosse l'Orsa Minore. Ovviamente, in queste ipotesi, anche la posizione della Luna sarebbe impossibile perché bassissima sull'orizzonte nord e sarebbe altresì sbagliata la posizione della Via Lattea perché quella vera si troverebbe a passare sopra l'Orsa, verso Cassiopea, da sinistra verso destra e dal basso verso l'alto. Riteniamo possibile, quindi, che si tratti di una rappresentazione di fantasia in cui l'artista abbia deciso di rappresentare le stelle in un secondo tempo per dare all'opera maggior senso di tranquillità, profondità e suggestività. Tuttavia, una configurazione simile a quella dipinta nel quadro esiste, ma la Via Lattea sarebbe visibile a sud in luglio e la costellazione a sinistra che attraversa la Via Lattea sarebbe quella della Scorpione. Se Elsheimer si fosse disteso a terra supino guardando verso lo zenit e con la testa a nord per fare un disegno del cielo, avrebbe visto la Via Lattea con lo Scorpione in basso e l'Orsa Maggiore in alto sopra la sua testa. Oppure avrebbe potuto semplicemente basarsi su una carta celeste dell'epoca. Questo risolverebbe anche le contraddizioni della Luna ma l'impressione globale resta comunque che egli abbia dipinto scene celesti della sua memoria, senza legame con la realtà. 

In un articolo del "Suddeutsche Zeitung Magazin" si sostiene che la rappresentazione del cielo sia esattamente quella visibile a Roma il 16 giugno 1609 e che l'autore abbia fatto uso di un telescopio. Vedi file pdf (lingua inglese)

In ogni caso, si tratta di una delle prime rappresentazioni pittoriche in cui compare la Via Lattea in tutto il suo fascino.


Ringraziamo Giuseppe Galletta per la segnalazione e la consulenza per il commento.
 Si ringrazia inoltre Giancarlo per la segnalazione dell'articolo de "Suddeutsche Zeitung Magazin" e per aver fornito il file pdf.   



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