Alessandro di Mariano Filipepi
detto Sandro Botticelli
Sandro Botticelli (1445, Firenze - 1510, Firenze).
Fu allievo di Filippo Lippi e tra le sue prime opere, per di più Madonne, risulta chiara l'influenza della "maniera" del suo maestro. Anche
il Pollaliolo e
il Verrocchio ebbero per la sua formazione artistica un'influenza importante. La sua caratteristica "linea flessuosa" è evidente nella sua opera più nota:
Allegoria
della
Primavera, eseguita nel 1478 a Firenze nell'ambiente culturale di Lorenzo il Magnifico. Nel soggetto mitologico di quest'opera, dalle dimensioni considerevoli (203 x 314) l'artista,
secondo
gran
parte
dei
critici
d'arte, ritrae gli ideali estetici dell'Umanesimo della Firenza dell'epoca: l'eleganza, la grazia, la serenità di un mondo di bellezza ideale. Con i tre suoi affreschi eseguiti nella Cappella Sistina: Mosè e le figlie di Jetro, La punizione di Core e Le prove di Cristo (1482), si afferma anche nell'ambiente di Roma, dove realizza altre opere importanti conseguendo il massimo della sua maturità stilistica, tra queste è nota la Madonna del Magnificat. In seguito, Botticelli realizzò altre composizioni allegoriche pagane per Lorenzo di PierFrancesco (cugino del Magnifico), come Pallade e il Centauro (1484 circa) e la Nascita di Venere (1485). Nella prima (Pallade e il Centauro) intendeva forse esprimere un'allegoria sull'equilibrio della politica di Lorenzo il Magnifico (la ragione che domina l'istinto). Nella seconda, invece, (Nascita di Venere), si ritiene volesse esprimere la fecondazione dell'anima che genera la Bellezza (come il mare genera Afrodite). L'ultima delle allegorie pagane è La Calunnia di Apelle (1495), dipinta per la famiglia Segni. La sua pacata armonia classica si interruppe con il periodo delle predicazioni del Savonarola che fecero insorgere nell'artista delle problematiche religiose inquietanti. In seguito a ciò cadde in una profonda crisi mistica che divenne evidente nelle sue opere, come è
dimostrato dalla serie di disegni per l'illustrazione della Divina Commedia (ora a Berlino e nella Biblioteca Vaticana). Tra il 1500 e il 1505 dipinse le sue ultime opere importanti (Natività e La Crocifissione) dove si riscontra il cambiamento radicale del suo operato e in seguito, quasi dimenticato, non riesce a realizzare più nessun'opera di rilevante interesse, fino a spegnersi a
Firenze nel 1510.
Il
motivo
per
cui
trattiamo
Sandro
Botticelli
in
Astroarte
si
deve
ad
una ricerca
sull'Allegoria
della
Primavera
che conduce all’interpretazione simbolica
dell'opera
quale giardino dantesco.
La
ricerca
è
iniziata con il lancio in rete del Gioco della Primavera di
www.philia.it.
La genesi
della
ricerca
è
stata
pubblicata
in un articolo di Repubblica
riportato
sul sito dell’Università di Napoli, Facoltà di Filosofia:
http://www.filosofia.unina.it/master/strumenti/bott.html
.
Quasi contemporaneamente ed indipendentemente dalla
ricerca
condotta
da
Lino
Lista
attraverso
il
già
citato
sito
Philia.it, la poetessa americana Kathrin
Lindskoog, traduttrice di Dante negli
USA
(di
cui
riportiamo
un
omaggio
di
Lino
Lista:
Perché
Mercurio
è
Dante), aveva intuito la possibilità che la Primavera potesse raffigurare il giardino del
Purgatorio:
http://www.christianitytoday.com/ct/2000/106/11.0.html
.
La tesi di Lindskoog
si
basava
per
di
più
su riflessioni
che
la
stessa
fece
in
merito
alle
notevoli
similitudini
trovate
nel
Purgatorio
descritto
nella
Commedia
di
Dante
e
il dipinto
di
Botticelli.
Lo stesso Mercurio, che nell’articolo su
Episteme (Dir. prof. Bartocci Univ.
Perugia)
è stato con criterio ermeneutico identificato in Dante, fu dalla Lindskoog intuito quale
Adamo.
Il contributo fondamentale del
lavoro
di
Lino
Lista, che in ciò si è posto in opposizione alle tesi di più di un
esperto,
è giustappunto di tipo
astronomico
e
ci
da
motivo
di
affrontare
l'argomento
nel
sito
Astroarte: le Tre Grazie sono le tre stelle-facelle Fede, Speranza e Carità e sono,
come
approfondiremo
in
seguito,
Giove, Venere e Sole. Il risultato è confermato
dall’immagine delle tre Grazie che danzano dietro il Carro
dantesco,
riferimento
che
si
ritrova
anche
tra i disegni di Botticelli
dell’Eden.
L’ing
Giancarlo Gianazza, corrispondente di
Philia.it,
inserendosi al tal punto della
ricerca, confermò
tali
tesi
riguardo
gli aspetti
astrologici
dell'opera.
Questi,
con proprie metodologie
e in
autonomia,
identificò alcune date
critiche criptate nel quadro
e
andò
oltre
nelle
ricerche
pubblicandone
i
risultati sul
n. 39 (marzo 2003) della rivista
Hera.
In
www.philia.it
(vari enigmi riguardanti le Grazie)
si
possono
trovare le indicazioni fornite da
Lino
Lista e da alcuni noti dantisti in relazione alle tre stelle.
Allegoria
della
Primavera
1482-83
-
Tempera
su
tavola,
203
x
314
Firenze, Galleria degli Uffizi
di
Clara
Giovanetti
Nell'opera d'un vero talento si riscontrano sempre più piani di lettura e molto più d'un solo esercizio d'abilità e le opere di Botticelli non sono certo monovalenti.
Qui indagheremo i riferimenti astronomici
nell'opera
"Allegoria
della
Primavera" e citeremo fonti dantesche poiché funzionali ai fini del
discorso.
Nella
Primavera
Botticelli riproduce tre gruppi di nove figure. Il tema è una raffigurazione allegorica: l'avvento della Primavera festeggiata dalle tre Grazie (ancelle di Venere), che danzano leggiadre in tondo guidate da Mercurio. Questo, messaggero degli dèi, scaccia con il caduceo le nuvole minacciose che cercano di penetrare nel giardino di
Venere(1).
Tra i personaggi troviamo: nella zona
centrale
Cupido
che sovrasta
Venere, a sinistra
Mercurio
con
il
caduceo
e
spada
di
fianco
alle
tre
Grazie; a destra il personaggio della Primavera
(Flora) e la figura di
Chloris
che
cerca
di
sfuggire
a
Zefiro, vento primaverile.
Il tema filosofico si inserisce nel solco Neoplatonico di fine '400 ma iconologicamente il gruppo delle tre Grazie, con Mercurio e Venere, identifica una configurazione astronomica e quindi una disposizione planetaria pari proprio a quella della stagione astronomica primaverile.
Le Grazie (dette dai romani
Càriti, compagne delle Muse che allietavano le feste con danze e canti), furono identificate da Marsilio Ficino in una lettera datata 1481 dove afferma che le figure assumono il significato di tre astri: Sole (luce per illuminare la scoperta della Verità), Venere (bellezza con la quale adornare la scoperta della Verità) e Mercurio gioviale, messaggero e prefigurazione di Giove (aiuto nella ricerca della Verità).
La data della missiva di Ficino coincide con quella della creazione della "Primavera" botticelliana.
Le Càriti erano apportatrici di doni (salute, conoscenza, spirito) che si pensava discendessero da disposizioni favorevoli degli astri.
Cupido (o Eros)
rappresenterebbe
una stella della costellazione del Toro (Aldebaran), il cui colore rossastro ricorda quello del pianeta Marte.
L'interpretazione astronomica della presenza di queste figure è sottile e
indicherebbe la congiunzione nella costellazione del Toro di Mercurio, Marte e Venere.
Il manto di colore rosso indossato da Mercurio e la spada, simbolo di Marte, alludono al pianeta Venere e alla sua congiunzione con Marte e Mercurio.
Siccome le figure sono nove, i tre pianeti (Mercurio, Marte e Venere appunto) dovrebbero risultare attorno al nono grado del segno del Toro.
Venere nella tradizione classica è associata alla più luminosa delle stelle fisse: Sirio e le
Càriti, che rappresentano le fasi lunari, sono tre perché solo al primo, secondo e terzo quarto, la Luna è visibile. Inoltre le Grazie suggeriscono la danza degli astri attorno al Sole.
Se poi traiamo informazione dal linguaggio dei colori, la figura femminile che fugge (la ninfa Chloris del mito di Ovidio)
simboleggerebbe, per effetto della trasparenza del vestito (particolare comune anche alle tre Grazie), la Luna invisibile in congiunzione con il Sole al tempo dell'equinozio di Primavera
(per
la
mitologia,
in seguito a questa Luna nuova di Primavera i prati si adornano di fiori e Chloris si trasforma in Flora).
La Luna Nuova, poiché nella realtà astrale non appare vicino al pianeta Sole, non può partecipare al ballo delle Càriti attorno a
Venere(2).
Questa "danza" ritorna periodicamente nel cielo perchè la sequenza sinodica di Venere (di 584 giorni circa), cioè l'intervallo di tempo tra due successive congiunzioni di un pianeta con il Sole, ritorna ogni volta alla medesima posizione in rapporto alla stella maggiore del
cielo.
In questo periodo vi sono 19 lunazioni medie e il ciclo di Venere si svolge per circa 3/4.
Allora, ad ogni sequenza sinodica del pianeta, il giorno della Luna si trova aumentato di circa 3/4 del suo corso, di modo che per il tempo di due cicli, il giorno lunare aumenta di un mese e mezzo e all'inizio della sequenza sinodica di Venere si passa dal primo all'ultimo quarto della Luna e all'inizio del secondo ciclo stesso.
Arriviamo così alla figura della Primavera. Essa rimanda ad una lunga tradizione.
La stella cui fa riferimento è quella che sorge insieme al Sole nell'equinozio di primavera
dell'anno 1000: Andromeda.
Diciamo, senza approfondire troppo, che la fonte iconologica per questo dipinto Botticelli la mutua da Dante Alighieri.
Già il poeta aveva scandagliato lo studio astronomico nel XXVII del Purgatorio e il XXII del Paradiso.
Quando il poeta parla di
bella donna, che a' raggi d'amore ti scaldi (V. 43)
la madre, lei ed ella primavera (V. 51) (dove la metafora dei
raggi d'amore rimanda ai VV 65-66 del XXVII del Purgatorio):
sotto le ciglia a Venere (nell'antichità associata a Sirio),
trafitta dal figlio (Cupido, una stella si ricordi, Aldebaran)
fuor di tutto suo costume, Primavera rimanda ad Andromeda, distante da Sirio 90° che sorge proprio con il sole a
Primavera(3).
Botticelli nel rapporto
Primavera-Andromeda/Venere-Sirio (presente quindi anche in Dante), intende rappresentare un complesso sistema di calcolo temporale.
La longitudine di Andromeda, rispetto a quella di Sirio, è esattamente analoga a quella della Luna all'ultimo quarto, cioè a 90° prima di Sirio per la stella e prima del Sole per la Luna.
Una griglia di linee sovrapposta dal Gianazza sul quadro pittorico
farebbe
emergere una combinazione di trigoni e quadrati (si dicono in trigono due pianeti quando la distanza angolare tra loro è di 120°, mentre con distanza di 90° formano un quadrato), e siccome
Botticelli, l'avevamo già annunciato, è artista dall'assetto pittorico davvero politonale, triangoli ed equilateri si leggono anche nella disposizione delle mani delle figure della Primavera.
Il caduceo nella mano destra di Mercurio, suggerisce il rapporto con il pianeta omonimo, mentre la mano sinistra, vicino alla spada (evidente carattere guerresco),
indicherebbe
Marte.
Il fatto che le mani esaminate appartengano alla stessa figura, si interpreta astronomicamente nel modo seguente: Mercurio e Marte all'alba sono in congiunzione.
Ebbene, un simile evento posizionale, con le stelle in esaltazione e Mercurio in congiunzione perfetta con Marte, ha fatto individuare a più d'uno studioso una data: 14 marzo 1319 (equinozio di primavera, nel segno dell'Ariete), e nel dipinto si identifica proprio la rappresentazione degli aspetti planetari all'alba di quella data.
La posizione iniziale di Sirio e la longitudine di Andromeda fanno evincere la fase di novi e plenilunio.
Tuttavia ciò che Botticelli rappresenta non è il cielo del novilunio, ma quello successivo con la Luna al primo quarto, altrimenti in cielo non vi sarebbe nemmeno una delle "Grazie".
Questa longitudine si può indicare anche con il numero dei mesi lunari, mesi corrispondenti al tempo in cui il polo di Andromeda compie un arco attorno al punto focale dell'eclittica facendo risultare un angolo pari alla longitudine stessa.
Al tempo di Botticelli ciò corrispondeva allo spostamento degli equinozi equivalente alla longitudine di Andromeda.
In Dante si trova la medesima situazione planetaria.
La data ci rimanda alla
divina foresta e alla selva antica del XXVIII del Purgatorio (con Matelda che raccoglie fiori e canta) e al XXII del Paradiso, all'ottavo cielo delle stelle fisse, agli
"eterni
Gemelli" e alla visione delle sette
"spere" connesse ai sette pianeti.
L'analisi di questi due canti precisa meglio il contesto culturale della "Primavera" e in che termini il Botticelli si è riferito a Dante.
Nell'analisi del Paradiso (V. 37-47) la stagione della primavera rappresenta il tempo iniziale della terza cantica, figurato secondo il sistema
Andromeda-Sirio, come in Purgatorio XXVIII (V. 22-66).
A Botticelli quindi sopraggiunge la necessità di indicare esattamente la data dell'alba dopo l'equinozio di primavera (14, 4, 1319) anche attraverso il gioco delle mani delle figure.
Altri studiosi hanno ottenuto ulteriori calcoli numerici: raggruppando le figure del dipinto si ha un primo insieme di nove figure e due sottoinsiemi: uno di 6 (tre Grazie con il gruppo
Primavera-Ninfa-Zefiro) e l'altro di 4 (Mercurio più tre Grazie).
Cupido e Venere si raggruppano ancora in un sottoinsieme di 2 elementi, mentre Zefiro e la ninfa costituiscono un gruppo a sé stante.
Dato tutto ciò, la prima e immediata sequenza numerica che si legge, partendo da sinistra, è: 1, 6, 4.
Se ciò fosse comprovato, l'indicazione della longitudine di Andromeda sarebbe 1,6,4-3/2, mesi lunari, con un'ulteriore suddivisione del gruppo di destra, in quanto Zefiro e la ninfa sono insieme nell'azione rappresentata e vicino alla figura della Primavera.
Alla successiva fase lunare, cioè all'ultimo quarto, avviene l'inseguimento di Zefiro con Saturno che si avvicina al punto
vernale.
L'indicazione di questa data permetterebbe la conversione dei tempi (espressi in intervalli di lunazioni per il sistema
Andromeda-Sirio), in quelli calendariali dell'èra volgare.
Siccome le già citate interpretazioni cromatiche ci
sembravano
affascinanti, continuiamo sulla riga e osserviamo che il colore livido di Saturno (che per gli antichi era di triste presagio), si ritrova nel vento di ponente che Ovidio identifica nello Zefiro di
Botticelli (che spira in primavera nel periodo equinoziale); ciò
collocherebbe il pianeta al punto vernale (cioè primaverile).
Se dal primo quarto del 27 aprile (si ricordi, data calendariale della stagione primaverile nel medioevo) si torna indietro di un mese e mezzo lunare, si giunge all'ultimo quarto del 14 marzo.
Date si leggono anche nella disposizione delle dita delle mani della figura maschile (14), delle Grazie (1319) e di Venere
(3,
ossia
Marzo). E' come se Botticelli avesse voluto disseminare di interpretazioni simboliche, astronomiche e numeriche la sua
"Primavera".
Ma riferimenti astronomici
potrebbero
essere
trovati
in ogni sottile particolare.
Ad esempio, ciascuna delle Grazie sfoggia un differente gioiello sul petto
(puntiniforme per ricordare i pianeti e le stelle), ciò vale a dire che ciascuna di esse rappresenta un differente pianeta: Venere, Giove e Luna.
Il medaglione più brillante è quello indossato da Venere (Venere infatti possiede maggiore brillantezza rispetto a Giove) e la sua mano destra, che si trova sotto Cupido, suggerisce la posizione del pianeta Luna e la costellazione del Toro, mentre al Sole spetta il posto centrale.
L'interpretazione astronomica è ancora una volta acuta: questa è una triplice congiunzione planetaria.
La
Luna
entra
in
Toro
dieci
giorni
dopo
la
data
individuata
dall'impianto
del
dipinto,
portando
così
al
24°
giorno,
quando,
tenendo
sempre
presente
che
le
posizioni
elencate
si
riferiscono
ai
"segni"
zodiacali
e
non
alle
reali
posizioni
nelle
costellazioni
astronomiche,
la
situazione
planetaria
individua:
Sole
a
0°
(Ariete),
Venere
14,41°
(Pesci),
Giove
9,25°
(Sagittario),
Mercurio
7,52°
(Ariete),
Marte
7,36°
(Ariete),
Luna
26,03°
(Sagittario),
Saturno
25,39°
(Pesci),
Medium
Coeli
0°
(Capricorno)
e,
secondo
le
interpretazioni
calendariali
dell'epoca
botticelliana
nella
data
individuata
dal
dipinto
la
Luna
era
proprio
in
Medium
Coeli.
Il plenilunio pasquale del 1319 vide il verificarsi di tre fasi lunari: ultimo quarto-luna nuova-primo quarto-luna
piena(3), interpreta argutamente
Gianazza.
Astronomicamente, dopo il 14 marzo 1319, alle ore 6, siamo nella prima alba dopo l'equinozio.
Tornando al parallelismo
Botticelli-Dante, e sempre riportando calcoli
numerico-astronomici, verifichiamo che pure dal computo numerico dei versi danteschi su citati, viene fuori una data: 20, 3, 1140, giorno in cui ci fu un'eclisse solare visibile fino a
Firenze(4).
Dal catalogo stellare della tradizione dei racconti mitologici, si leggono dei dati numerici espressi con sistema sessagesimale.
Nei primi 66° versi del XXVII canto del Purgatorio, Dante fornisce lo stesso sistema cronologico Sirio-Andromeda che ritroviamo nella "Primavera" del
Botticelli.
Il sistema Andromeda-Sirio-Aldebaran è presente anche in
"Donne che avete intelletto
d'amore" della Vita Nuova.
Botticelli adopera quindi le situazioni astronomiche già esaminate da Dante ma le adatta ad un'altra data e quindi al suo capolavoro.
Ma non sono finiti qui gli elementi simbolici dell'opera.
Per concludere, possiamo considerare che perfino le ricchissime rappresentazioni botaniche del dipinto riportano numerose simbologie astronomiche.
I fiori contigui alle Grazie, associati ai pianeti, sono anch'essi funzionali alla nostra indagine che chissà fino a dove potrebbe proseguire: miosotide, croco, euforbia: Sole, Venere, Giove.
Se tutto ciò fosse in maggior misura documentato, Botticelli ci avrebbe dato una compiuta icona del sapere arcaico e di quello astronomico, fornendo la chiave per la sua e la lettura di Dante. Ci avrebbe orientato, con le allusioni esaminate e quelle decisive sezioni della Divina Commedia, verso una personale passione astronomica indispensabilmente legata all'arte.
Sono pochi ma arguti gli storici dell'arte che hanno rilevato un linguaggio delle mani nei dipinti del Botticelli e nei calcoli numerici esposti.
Che questo linguaggio non sia solo espressivo dell'interiore atteggiamento dei soggetti, ma anche d'un codice
numerico
si
riscontra
altresì
in
altri dipinti per la cui comprensione sono importanti i riferimenti calendariali o l'individuazione di intervalli temporali.
Per
saperne
di
più:
IL
RIFLESSO
DI
DANTE
NELLA
PRIMAVERA
DI
BOTTICELLI
Tutta
la
ricerca
sull'interpretazione
astronomica
dell'opera
più
nota
di
Botticelli
e
i
riscontri
nella
Divina
Commedia
di
Dante
Alighieri
-
Per
gentile
concessione
di
Giancarlo
Gianazza
&
Gian
Franco
Freguglia
Per
una discreta panoramica sulle varie interpretazioni
dell'opera
botticelliana
e
per
alcuni
approfondimenti
della
tesi
che
abbiamo
presentato
consigliamo
i
seguenti
links:
http://primavera_botticelli.tripod.com/index.htm
http://primavera_botticelli.tripod.com/conclusion_it.htm
http://www.dismec.unige.it/testi/cosmo/bott.htm
http://info.supereva.it/latinovivo/QuartaB/primavera2.htm
.
Note
(1)
La spiegazione di questo complesso dipinto va ricercata nei
Fasti, il poema di Ovidio che ha per tema il calendario romano. In esso il poeta descrive l'inizio della primavera come trasformazione della ninfa Chloris in Flora, la dea dei fiori: "Un tempo ero
Chloris, ma ora son Flora", esordisce la ninfa, mentre fiori le sgorgano dalla bocca. Zefiro, prosegue la storia, avvampò di passione quando la vide e la possedette con la forza prima di sposarla. Pentito della violenza commessa, la trasformò in Flora, dea dei fiori della primavera.
(2) La prima fonte classica della loro danza con Venere si trova
nell'Odissea.
XVIII,193-194:
Citerea dalle belle chiome/si unge, quando va all'incantevole danza delle
Càriti.
(3) Nei rotoli cristiani liturgici
dell'Exultet pasquale Sirio corrisponde alla stella
Tellus, rappresentata come una giovane adornata di fiori.
Al sabato santo prima della benedizione del cero pasquale viene intonato
l'Exultet, in cui si invita la terra
(tellus) a gioire: Gioisca la terra irradiata da tanti fulgori e, illuminata dallo splendore del re eterno, senta di essersi liberata dalla tenebra in tutta la sua estensione.
(4) Le immagini di quella eclissi sono state scolpite in un capitello romanico della chiesa di S. Secondo di Cortazzone ad Asti, con Sole a 7° e congiunzione Mercurio-Venere a -3° dall'equinozio, quando si verificò una congiunzione Marte-Saturno.
Le
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o
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