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"da Chesley Bonestell ad oggi"
di Mariapia Servidio

L'arte accompagna da sempre la scienza nel cammino filosofico e tecnologico dell'uomo.
Agli inizi della storia, non trovando altre possibili spiegazioni, s'interpretavano e si raffiguravano le meraviglie del cielo come fenomeni di manifestazioni degli dei, ma con l'evolversi del progresso culturale e delle conoscenze astronomiche, le raffigurazioni divennero sempre più soggette alla razionalità scientifica. Oggi, l'armonia della natura celeste e quella terrestre sono tutt'uno.

Fino a qualche secolo fa, gli artisti potevano osservare e ritrarre in "dettaglio" solo la Luna. Infatti, ad occhio nudo, stelle e pianeti appaiono solo come oggetti puntiformi. Con l'avvento del cannocchiale di Galileo, qualcosa è cambiato, ma il firmamento offriva ancora pochi dettagli. Poi, con l'uso dei primi telescopi, apparvero i primi disegni dei pianeti, ma i loro paesaggi e di eventuali spazi interstellari, potevano essere rappresentati solo con l'immaginazione. 

 Con i mitici libri di G. Verne e di altri scrittori, e con l'evolversi altresì dell'insita curiosità e fantasia dell'uomo, si aprì la strada a quella che sarà una nuova branca della letteratura prima e del cinema poi: la fantascienza. Con l'andar del tempo, insieme al perfezionamento delle ottiche degli strumenti, è cresciuta l'esigenza di rappresentare la volta celeste con maggior dettaglio, ma il vero boom si ebbe con la conquista della Luna.

Ma facciamo un piccolo passo indietro, nella prima metà del secolo scorso.

A San Francisco, un ragazzo giovane, Chesley Bonestell mostrava grande interesse sia per l'arte che per l'astronomia. A 17 anni, rimase entusiasmato da quel che osservò in un rifrattore da 36 pollici. Subito dopo questa esperienza disegnò Saturno così come l'osservò col telescopio. Chesley, in età adulta, lavorò poi come disegnatore presso un famoso architetto d'avanguardia negli Usa, dove conseguì grandi successi nell'ambito del suo lavoro. Gli vennero affidati importanti incarichi, ma lui non abbandonò mai la sua passione: dipingere paesaggi lunari o di qualche pianeta immaginario.

Successivamente, Chesley si dedicò alla scenografia cinematografica, soprattutto fantascientifica. Il primo film al quale collaborò fu "Quarto potere", di Orson Welles. Possiamo citare poi "Uomini sulla Luna" e "La guerra dei mondi". Bonestell acquisì una grande esperienza e l'illustrazione astronomica divenne il grande amore della sua vita. Scrisse diversi trattati e iniziò collaborare con divulgatori e scienziati illustrando le loro scoperte e teorie sulle riviste scientifiche. Nei suoi lavori comparvero i primi veicoli spaziali. Nel novembre del 1948, sulla copertina di "Scientific American", appare una sua illustrazione raffigurante il sole visto da Mercurio.

Nacque così la Space Art. Negli anni 50 lo "spazio" andava di moda. Chesley continuava a collezionare successi con le sue rappresentazioni dello sviluppo tecnologico e della corsa alla conquista dello spazio. Seguì attivamente i primi approcci al volo spaziale: il lancio di Sputnik 1, nel '57 e solo un anno più tardi il debutto del primo veicolo spaziale degli Usa, Explorer 1. Ora la sua fantasia è diventata realtà. Già in età avanzata, nel 1969, assisteva alla missione Apollo che portò Armstrong, Aldrin e Collins alla conquista del nostro satellite. Qui una piccola delusione per lui: aveva sempre rappresentato la Luna con paesaggi drammatici e accidentati, mentre le foto provenienti della missione Apollo gli mostrarono un paesaggio più dolce e lineare. Bonestell lavorò fino agli ultimi giorni della sua lunga vita. Ci lasciò nel 1986, ma la scienza riconosce oggi l'importanza della sua opera: l'asteroide 3129 porta per sempre il suo nome.

Dopo di Bonestell, molti altri artisti seguirono il suo esempio e, soprattutto negli USA, l'industria cinematografica (in particolare quella di fantascienza) scoprì di aver bisogno di giovani talenti per continuare ad evolversi. Nella cultura artistica europea, in particolare quella italiana, è ancora difficile "classificare" come arte quello che il più delle volte può apparire come una (per ben che sia fatta) semplice illustrazione. La nostra concezione di arte è diversa, e il nostro "background" culturale non aiuta di certo a comprendere la Space Art.

Per capire bene questa corrente artistica è quindi necessario un minimo di analisi della cultura pionieristica d'oltre Atlantico. Nel 1800, gli artisti accompagnavano spesso gli esploratori. Nelle spedizioni che partivano verso nuove frontiere verso le terre del nord-ovest e del sud America, erano presenti anche bravi pittori. Essi dipingevano i nuovi paesaggi, quali gli Icebergs del mar glaciale artico, le aurore polari, o i vulcani nel sud del continente. A volte, erano gli stessi artisti che finanziavano nuove spedizioni, ma le "new frontiers" andavano via via esaurendosi e da dipingere rimaneva ben poco. Nel secolo successivo gli Stati Uniti aprirono la strada verso una nuova e inesauribile frontiera che ancora oggi resta senza limiti: lo Spazio. Decine di pittori, oltre a Bonestell ne rimasero affascinati e diventarono così, con lo stesso spirito dei loro predecessori, i nuovi "artists- pionieers".

Ma anche in Australia e in parte dell'Europa la Spaceart inizia a prendere piede. Vent'anni fa, nel 1981, alcuni di questi artisti, fondano la International Association of Astronomical Artists. La IAAA è ufficialmente riconosciuta e sponsorizzata dalla Planetary Society. Della IAAA fanno parte pittori, illustratori, appassionati e chiunque fa attività inerente alla rappresentazione dello spazio. 

 Questi e tanti altri si riuniscono diverse volte in quelli che loro chiamano "Workshop", dove si mettono a confronto, si scambiano esperienze e opinioni. Spesso, questi "Workshop" si organizzano in posti particolarmente suggestivi, come le Canarie, Mt. St. Helen, Islanda, American Canyonlands etc etc. Molti di loro, sono chiamati dall'industria cinematografica, per preparare le illustrazioni dei film di fantascienza. Ron Miller (anche biografo di Bonestell) ha disegnato gli sfondi di Marte nel film "Total Recall" (Atto di Forza - con A. Schwarzenegger) e le navicelle spaziali del film "Dune". La IAAA, alla sua nascita contava più o meno una ventina di artisti; oggi sono più di 120, appartenenti a 20 paesi del mondo. Le tecniche pittoriche variano a seconda dello stile e degli attrezzi che ogni artista predilige, ma prevalentemente l'aerografo è lo strumento che meglio si presta a questo genere. La Spaceart risponde ad un fondamento basilare per l'arte: quello dell'ispirazione. Il soggetto è sempre il cosmo. Gli space-artists, inoltre non amano essere confusi e paragonati ai loro colleghi della "fantasy-art", ma a volte, il confine tra la Space e la Fantasy art è labile, e molti si riconoscono in entrambe le correnti.

In Europa, sono gli Inglesi, seguiti dai tedeschi, i maggiori esponenti di Spaceart. Nell'Europa centrale, come in Francia e in Italia, anche la Spaceart conserva il bagaglio storico dell'arte di questi paesi. Qui, i dipinti di arte spaziale, ricordano i quadri astratti. Pittori che non amano l'aerografo e l'illustrazione, ma che esprimono un loro concetto artistico particolare. Hatick, pittore francese, parla della "luce" come motore di tutti gli elementi che compongono l'immagine. E' la luce che crea le forme, sia conosciute sia sconosciute, esaltanti o inquietanti, poco importa. Queste forme si evolvono nello spirito dello spettatore, al ritmo della cultura e del temperamento dell'artista. 

Nel 2001 è nato in Italia il Gruppo Astroarte con l'intento di promuovere la Space Art nostrana che, conservando l'influenza delle avanguardie storiche europee, si differenzia dalla Space Art tradizionale "made in USA" caratterizzata prevalentemente da tecniche "illustrative". Il  Gruppo Astroarte è costituito da Artisti come Italo Rodomonti (membro anch'egli della IAAA) e da altri artisti che si ispirano per le loro opere al cielo stellato e a ogni riferimento con l'astronomia purché suffragato dalla razionalità scientifica. Personaggi come Lomberg, (regista di fantascienza e artista molto amato dallo scienziato Carl Sagan), vorrebbero ispirarsi allo spirito creativo di Italo Rodomonti per realizzare nuove opere. Questo è vero scambio di culture, che sfocia nella collaborazione e nella continua ricerca di nuove ispirazioni tra artisti e divulgatori scientifici senza ledere alle peculiarità interpretative degli artisti. Tuttavia, nonostante le differenze dovute al bagaglio storico culturale, la Space Art del centro Europa e quella degli USA sono complementari.  

 

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